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La materia ambientale vede IGeA, impegnata nei seguenti studi: - Bonifiche ambientali
- Studi e Valutazioni di Impatto Ambientale
- Piani di Emergenza Comunale
BONIFICHE AMBIENTALI
IGeA opera nel campo delle bonifiche ambientali fornendo consulenze tecniche necessarie alla soluzione delle più comuni problematiche che s'incontrano in ambito professionale. A tale scopo forniamo consulenze riguardanti i seguenti argomenti: - Progetto delle indagini preliminari, dei piani di caratterizzazione e dei progetti di messa in sicurezza e di bonifica di siti contaminati ai sensi del DM 471/99
- Studi e progetti per il disinquinamento ed il recupero di terreni e di falde idriche inquinate
- Calcoli volumetrici e stime di fattibilità degli interventi di riqualificazione ambientale
LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) L’obiettivo fondamentale delle scienze ambientali, delle normative ad esse correlate che si stanno adottando in tutti i Paesi progrediti e delle relative procedure attuative, è quello di conoscere approfonditamente e contestualmente conservare e proteggere le risorse ambientali nel loro complesso, secondo un equilibrato rapporto di valori, recuperando inoltre, per quanto possibile, il deterioramento provocato soprattutto nell’ultimo secolo. Tale deterioramento è il risultato di aver considerato l’ambiente, da un lato come un serbatoio infinito di risorse e, dall’altro, come un sistema con capacità illimitate di reagire a qualsiasi perturbazione senza modificare il suo stato. E’ in questo contesto che si è resa evidente l’esigenza di introdurre la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) che, insieme ad altre metodologie di prevenzione ambientale quali l’analisi del ciclo di vita (LCA) e l’ecogestione, mirano alla realizzazione del cosiddetto “sviluppo sostenibile”. L’analisi delle possibili conseguenze, sul piano ambientale, di qualsiasi intervento antropico richiede l’esame di tutti gli impatti ambientali che esso può provocare. Per Impatto Ambientale si intende l’insieme di tutti gli effetti, positivi e negativi, diretti e indiretti, temporanei e permanenti, che una determinata opera genera sull’ambiente, inteso come complesso delle risorse umane e naturali. E’ evidente pertanto che l’analisi di impatto ambientale è un processo assai complesso e articolato che richiede un approccio di tipo sistematico e interdisciplinare. La Valutazione di Impatto Ambientale venne definita, fin dai primi tentativi di normativa a livello internazionale, come “analisi e valutazione preventiva degli effetti indotti da un determinato progetto sull’ambiente, cioè sul complesso dei fattori naturali, sociali, culturali ed economici che caratterizzano l’area circostante il sito coinvolto nel progetto stesso”. Gli elementi caratterizzanti e spesso innovativi della procedura di VIA sono essenzialmente i seguenti: - La VIA risulta utile e positiva solo a condizione che venga attivata nella fase di elaborazione e definizione del progetto, comunque prima della formalizzazione della decisione.
- La VIA riguarda tutte le fasi di un progetto (costruzione, esercizio, manutenzione e smantellamento); in particolare essa deve garantire, attraverso un idoneo monitoraggio durante l’esercizio, il controllo dello stato dell’ambiente nelle fasi operative.
- L’approccio analitico della VIA è interdisciplinare: il tipo e la quantità delle informazioni e delle competenze necessarie spaziano dalla fisica alla chimica, dalla biologia alla geologia, dall’economia alla sociologia, dall’urbanistica alle discipline storico-artistiche, ecc.
- La VIA si propone di valutare e confrontare soluzioni diverse attraverso l’analisi delle alternative che permettono di realizzare l’obiettivo che l’opera si propone, avendo come scopo la prevenzione e la protezione dell’ambiente, compatibilmente con le necessità dello sviluppo economico.
- La VIA può costituire un’occasione non solo per prevenire i danni ambientali, ma anche per migliorare situazioni ambientali degradate; ciò accade, ad esempio, nel caso in cui ci si riferisca ad opere di nuova realizzazione che vadano a sostituire impianti obsoleti e fortemente inquinanti.
- Vengono coinvolti direttamente o indirettamente tutti i soggetti sociali interessati all’intervento proposto, cercando di evidenziarne i conflitti in fasi precedenti la decisione, di rendere massima l’accettabilità dell’impresa e quindi più trasparente il processo decisionale.
I PIANI DI EMERGENZA COMUNALE (PEC) Obiettivi del Piano d'Emergenza Comunale o Intercomunale Lo scopo principale della stesura di un Piano d'Emergenza Comunale o Intercomunale, partendo dall'analisi delle problematiche esistenti sul territorio, è l'organizzazione delle procedure di emergenza, dell'attività di monitoraggio del territorio e dell'assistenza alla popolazione. Conseguentemente è fondamentale l'analisi dei fenomeni, naturali e non, che sono potenziali fonti di pericolo per la struttura sociale e per la popolazione. Come per i Piani provinciali, le Amministrazioni comunali potranno scegliere se redigere un Piano Comunale multi-rischio, oppure settoriale; in questo secondo caso, i documenti redatti dovranno essere tra loro integrati e coordinati. Analisi di pericolosità ed individuazione degli elementi a rischio
In questa sezione del Piano dovranno essere contenuti i dati di base, statistici ed identificativi del territorio comunale, al fine di fornire l'inquadramento del tessuto sociale: superficie, popolazione, suddivisione amministrativa ed eventualmente alcuni cenni statistici relativi ad aspetti significativi del territorio (es. popolazione anziana, portatori di handicap, imprese dotate di macchinari particolari, industrie a rischio…). Scenari di Rischio Con il termine "scenario" si definisce una descrizione verbale sintetica, accompagnata da una cartografia esplicativa, dei possibili effetti sull'uomo o sulle infrastrutture presenti in un territorio di evenienze meteorologiche avverse (piene ed inondazioni), di fenomeni geologici o naturali (frane e valanghe), di incendi boschivi, oppure di incidenti industriali o a veicoli recanti sostanze pericolose. Sistemi di Monitoraggio
Per precursore di un evento si intende un fenomeno, ad esempio uno stato meteorologico, che normalmente, o molto probabilmente, prelude al verificarsi dello scenario stesso. I fenomeni che possono generare emergenze si distinguono in linea di massima in tre grandi famiglie: quelli noti e quantificabili (alcuni tipi di fenomeni idrogeologici), quelli non quantificabili o di rapido impatto (altri tipi di fenomeni idrogeologici, terremoti, incendi boschivi, incidenti industriali), quelli non noti o rari (di conseguenza poco studiati dalla comunità scientifica in senso lato). Per il suddetto motivo, ai fini di protezione civile, è necessario prevedere una duplice modalità di intervento. In caso di fenomeni noti e quantificabili, esclusivamente di tipo idrogeologico, gli scenari di rischio dovranno prevedere una connessione ai dati forniti, in tempo reale e in telemisura, dalle reti di monitoraggio idropluviometrico, al fine di associare soglie di pioggia o portata ai vari livelli di attivazione del modello di intervento. Oltre agli strumenti di monitoraggio, nei casi più complessi e di maggior rilevanza per l'estensione del territorio coinvolto, potranno essere realizzati modelli matematici per la propagazione delle piene, o per la trasformazione afflussi/deflussi. In caso di fenomeni non quantificabili, di rapido impatto, o non noti, i tempi per un'efficace attività di preannuncio sono troppo ristretti o inesistenti e quindi la risposta del Piano di Emergenza di protezione civile dovrà essere mirata all'elaborazione di procedure di emergenza ed all'organizzazione delle operazioni di soccorso. Il modello di intervento E' opportuno ricordare che i primi soccorsi alle popolazioni colpite da eventi calamitosi sono diretti e coordinati dal Sindaco del comune interessato dall'evento, che attuerà il Piano di Emergenza Comunale (o Intercomunale) e comunque le prime risposte operative d'emergenza, avvalendosi di tutte le risorse disponibili, dandone immediata comunicazione al Prefetto e al Presidente della Giunta Regionale. Qualora l'evento calamitoso non possa essere fronteggiato con mezzi e risorse a disposizione del Comune, il Sindaco chiede l'intervento di altre forze e strutture al Prefetto, che adotta i provvedimenti di competenza, coordinando gli interventi con quelli del Sindaco. Verifica e aggiornamento del Piano Come per i Piani di Emergenza Provinciali, gli elementi fondamentali per tenere vivo un Piano sono: le esercitazioni l'aggiornamento periodico. Le esercitazioni devono mirare a verificare, nelle condizioni più estreme e diversificate, la capacità di risposta di tutte le strutture operative interessate e facenti parte del modello di intervento, così come previsto dal Piano. L'aggiornamento periodico del Piano è necessario per consentire di gestire l'emergenza nel modo migliore.
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